Abbiamo condiviso 3 anni della nostra vita assieme. Non senti la necessità di dirmi almeno che ti sposi? Come si fa a valere così poco quando stando assieme dicevi che ero tutto?
Sono contenta del fatto che ci sia un'altra, che ti sposi e che passi una bella vita.. ma davvero valgo così poco da non meritare di sapere una cosa così importante?
martedì 7 maggio 2013
domenica 5 maggio 2013
una vita normale
Scrivo per lo più cose deprimenti, ma per me serve proprio a questo lo scrivere di tanto in tanto.
Scaricare e non pensarci più. O almeno non pensarci per un po'.
L'ansia per Lille cresce e con essa il nervosismo. L'esame sui tensori l'abbiamo fatto, finito, non ci si pensa più che i tensori ci fanno schifo.
Però cresce l'ansia per tutto il resto, per tutte le cose che vorrei sapere in vista della Francia e che ancora non so. Per l'incertezza di cosa sto facendo e del come lo sto facendo e del con chi. Sapessi esattamente che andrò con certezza ad Atlanta, che il prof di lì non è uno stronzo totale e che vado a fare qualcosa che mi aprirà la strada per un futuro certo e come lo voglio io... allora sì, sarei a posto!
L'incretezza è la cosa che mi sta uccidendo di più in questi giorni. Il non sapere se sono in grado, se domani sarò brava in questa cosa e il dottorato mi porterà ad iniziare un percorso accademico serio. Ho paura di trovarmi fra tre anni senza nulla di certo in mano. Anzi, certo non lo sarà di sicuro fra tre anni.. però la paura è quella forse di arrivare tra tre anni e di dover ricominciare da capo, come ho visto fare a più di uno. Con coraggio e con una forza data dalla competenza aquisita nei tre/quattro lunghi anni di dottorato.. per poi cosa?magari rimanere a piedi in realtà.. perché qui un dottorato davvero non vale niente.
Davvero non si da peso a gente che all'alba dei trentanni non può ancora comprarsi una casa e costruire una famiglia..perché? Perché si crede che non serva a niente il dottorato? Mi chiedo la gente chi creda che insegnerà all'università una volta che i professori che hanno insegnato a loro se ne andranno in pensione. C'è il problema di non avere idraulici qualificati, ma nessuno si preoccupa di capire che un giorno magari non ci saranno nemmeno professori qualificati o innamorati del mestiere. Perché nessuno di quelli che fanno un dottorato hanno intenzione di tornare qui e farsi la gavetta per avere un posto poco riconosciuto, in tutti i sensi, dopo anni e anni passati a girare per il mondo, saltando da un post doc all'altro, senza che a casa loro gli sia mai stata data la possibilità di fermarsi.. respirare.. amare qualcuno sul serio e costruire qualcosa che abbia un futuro più lungo di tre anni.
Io ho paura di non poter vivere una vita come l'hanno fatta i miei genitori. Sposandosi non tanto giovani (non tanto quanto mia nonna, per esempio), avendo dei figli e una vita tranquilla. Con tutti i pro e i contro che essa comporta, ma tutto sommato tranquilla. Non è questione di "accontentarsi", come spesso mi sento dire. Io non sto andando "oltre" perché "voglio di più".. io voglio arrivare a fare nella vita quello che penso di essere brava a fare. Credo di dover fare una vita accademica, mi sento portata per quello. Credo sia un mio diritto seguire la mia indole, fare ciò in cui riesco meglio (spero). Farlo o almeno provarci.
Credo sia anche però un mio diritto il mettere su famiglia o il poter seguire quello che sono stando vicino ai miei affetti, alle mie cose, a casa mia. Perché non posso? Perché non mi è concesso condurre una vita normale facendo quello che credo di saper fare? In fondo è tutta una questione di soldi. Forse un po' tutti noi che facciamo questi discorsi ci alziamo a urlare contro lo Stato che non ci dà il giusto riconoscimento solo perché 1000 euro al mese sono pochi per quello che facciamo.
Lavoriamo senza timbrare un cartellino, senza avere diritto a ferie o malattia.. ho conosciuto persone che lavoravano anche 20 ore al giorno per quei miseri 1000 euro al mese.
Io mi limito a 12, che comunque non sono poche.
La vostra fortuna è che questo lavoro è davvero un lavoro che va fatto per passione. Noi produciamo perché fa bene a noi produrre, perché cresciamo ogni giorno che studiamo qualcosa di nuovo, che risolviamo un problema nuovo, che non risciamo a cavare un ragno dal buco. Noi cresciamo e costiamo solo 1000 euro al mese. Ma forse dovremmo capire che questa crescita non riguarderà mai l'Italia, se noi non riusciamo ad esserle riconoscente per qualcosa. All'estero è diverso. Lì ti pagano anche per fare una tesi di specialistica. Perché il laureando sta producendo qualcosa, ricerca, accresce la sua cultura e aumenta le competenze e il prestigio dell'ateneo che lo ospita. All'estero il cervello di qualcuno è una risorsa, non una spesa, non un parassita della società che non ha diritto a niente, che non ha diritto ad una vita normale.
Scaricare e non pensarci più. O almeno non pensarci per un po'.
L'ansia per Lille cresce e con essa il nervosismo. L'esame sui tensori l'abbiamo fatto, finito, non ci si pensa più che i tensori ci fanno schifo.
Però cresce l'ansia per tutto il resto, per tutte le cose che vorrei sapere in vista della Francia e che ancora non so. Per l'incertezza di cosa sto facendo e del come lo sto facendo e del con chi. Sapessi esattamente che andrò con certezza ad Atlanta, che il prof di lì non è uno stronzo totale e che vado a fare qualcosa che mi aprirà la strada per un futuro certo e come lo voglio io... allora sì, sarei a posto!
L'incretezza è la cosa che mi sta uccidendo di più in questi giorni. Il non sapere se sono in grado, se domani sarò brava in questa cosa e il dottorato mi porterà ad iniziare un percorso accademico serio. Ho paura di trovarmi fra tre anni senza nulla di certo in mano. Anzi, certo non lo sarà di sicuro fra tre anni.. però la paura è quella forse di arrivare tra tre anni e di dover ricominciare da capo, come ho visto fare a più di uno. Con coraggio e con una forza data dalla competenza aquisita nei tre/quattro lunghi anni di dottorato.. per poi cosa?magari rimanere a piedi in realtà.. perché qui un dottorato davvero non vale niente.
Davvero non si da peso a gente che all'alba dei trentanni non può ancora comprarsi una casa e costruire una famiglia..perché? Perché si crede che non serva a niente il dottorato? Mi chiedo la gente chi creda che insegnerà all'università una volta che i professori che hanno insegnato a loro se ne andranno in pensione. C'è il problema di non avere idraulici qualificati, ma nessuno si preoccupa di capire che un giorno magari non ci saranno nemmeno professori qualificati o innamorati del mestiere. Perché nessuno di quelli che fanno un dottorato hanno intenzione di tornare qui e farsi la gavetta per avere un posto poco riconosciuto, in tutti i sensi, dopo anni e anni passati a girare per il mondo, saltando da un post doc all'altro, senza che a casa loro gli sia mai stata data la possibilità di fermarsi.. respirare.. amare qualcuno sul serio e costruire qualcosa che abbia un futuro più lungo di tre anni.
Io ho paura di non poter vivere una vita come l'hanno fatta i miei genitori. Sposandosi non tanto giovani (non tanto quanto mia nonna, per esempio), avendo dei figli e una vita tranquilla. Con tutti i pro e i contro che essa comporta, ma tutto sommato tranquilla. Non è questione di "accontentarsi", come spesso mi sento dire. Io non sto andando "oltre" perché "voglio di più".. io voglio arrivare a fare nella vita quello che penso di essere brava a fare. Credo di dover fare una vita accademica, mi sento portata per quello. Credo sia un mio diritto seguire la mia indole, fare ciò in cui riesco meglio (spero). Farlo o almeno provarci.
Credo sia anche però un mio diritto il mettere su famiglia o il poter seguire quello che sono stando vicino ai miei affetti, alle mie cose, a casa mia. Perché non posso? Perché non mi è concesso condurre una vita normale facendo quello che credo di saper fare? In fondo è tutta una questione di soldi. Forse un po' tutti noi che facciamo questi discorsi ci alziamo a urlare contro lo Stato che non ci dà il giusto riconoscimento solo perché 1000 euro al mese sono pochi per quello che facciamo.
Lavoriamo senza timbrare un cartellino, senza avere diritto a ferie o malattia.. ho conosciuto persone che lavoravano anche 20 ore al giorno per quei miseri 1000 euro al mese.
Io mi limito a 12, che comunque non sono poche.
La vostra fortuna è che questo lavoro è davvero un lavoro che va fatto per passione. Noi produciamo perché fa bene a noi produrre, perché cresciamo ogni giorno che studiamo qualcosa di nuovo, che risolviamo un problema nuovo, che non risciamo a cavare un ragno dal buco. Noi cresciamo e costiamo solo 1000 euro al mese. Ma forse dovremmo capire che questa crescita non riguarderà mai l'Italia, se noi non riusciamo ad esserle riconoscente per qualcosa. All'estero è diverso. Lì ti pagano anche per fare una tesi di specialistica. Perché il laureando sta producendo qualcosa, ricerca, accresce la sua cultura e aumenta le competenze e il prestigio dell'ateneo che lo ospita. All'estero il cervello di qualcuno è una risorsa, non una spesa, non un parassita della società che non ha diritto a niente, che non ha diritto ad una vita normale.
mercoledì 1 maggio 2013
Il Karma Lilla
Credo al Karma o nel Karma o penso che esista. Comunque si dica, io ci credo. In passato deve avermi seguito e ora mi sta preparando qualcosa.
Ci pensavo giusto ieri.. LILLE. Perché proprio Lille? Cosa c'è a Lille per me che devo assolutamete trovare/vivere/incontrare? Io penso male di principio, quindi mi aspetto qualcosa di brutto, però magari a Lille per me c'è qualcosa senza la quale la mia vita non può andare avanti. Chissà cos'è.
Mi spiego, non è che mi sono alzata ieri convinta che Lille avesse un qualche tipo di significato per me.. Solo mi sono resa conto che a ottobre ho rifiutato un PhD a Lille in geometria e CAGD e ora a pochi mesi di distanza mi trovo a dover andarci per una summer school. Di tutt'altro genere e materia, ben inteso.. ma perché a Lille?
Bah.....
Intanto ieri ho finalmente preso il coraggio a piene mani (mentre Ema mi teneva la zampina) e ho scritto al mio futuro supervisor chiedendo un incontro.. a Lille! Ancora non si è ricevuta risposta, ma se è impegnato anche solo la metà di quello che mi immagino, dovrò aspettare ancora a lungo.
Però l'ansia e la tensione mi hanno fatto stalkerare a lungo tutti i componenti del gruppo di matematica e cs di Emory per vedere con chi effettivamente avrò a che fare. Ci sono un sacco di italiani e sono tutti (italiani e non) per lo più laureati in ingengeria o affini. Matematici come me, col rifiuto della programmazione e l'amore per l'eleganza matematica, non ce ne sono.. o almeno, non mi è parso che ce ne fossero. Però io farò parte di un nuovo ciclo e il mio "gruppo" sara un "singlet"..
Venerdì invece affronto il primo esame dei 4 che devo dare durante il dottorato. Mi facessero fare un po' di didattica sarei contenta..e invece devo farmi i miei esamucci. 4 dannati esamucci..
Il primo sui tensori e la fisica quantistica.. ho deciso che lo intitolavo "what about investing in MPS?" sperando che questo li faccia un po' sorridere sorvolando sulle ore e ore di palla che la mia presentazione fisica comporta fino alla fotina di Pinocchio finale, che dovrebbe risvegliare loro, il sorriso e l'attenzione.
Ci pensavo giusto ieri.. LILLE. Perché proprio Lille? Cosa c'è a Lille per me che devo assolutamete trovare/vivere/incontrare? Io penso male di principio, quindi mi aspetto qualcosa di brutto, però magari a Lille per me c'è qualcosa senza la quale la mia vita non può andare avanti. Chissà cos'è.
Mi spiego, non è che mi sono alzata ieri convinta che Lille avesse un qualche tipo di significato per me.. Solo mi sono resa conto che a ottobre ho rifiutato un PhD a Lille in geometria e CAGD e ora a pochi mesi di distanza mi trovo a dover andarci per una summer school. Di tutt'altro genere e materia, ben inteso.. ma perché a Lille?
Bah.....
Intanto ieri ho finalmente preso il coraggio a piene mani (mentre Ema mi teneva la zampina) e ho scritto al mio futuro supervisor chiedendo un incontro.. a Lille! Ancora non si è ricevuta risposta, ma se è impegnato anche solo la metà di quello che mi immagino, dovrò aspettare ancora a lungo.
Però l'ansia e la tensione mi hanno fatto stalkerare a lungo tutti i componenti del gruppo di matematica e cs di Emory per vedere con chi effettivamente avrò a che fare. Ci sono un sacco di italiani e sono tutti (italiani e non) per lo più laureati in ingengeria o affini. Matematici come me, col rifiuto della programmazione e l'amore per l'eleganza matematica, non ce ne sono.. o almeno, non mi è parso che ce ne fossero. Però io farò parte di un nuovo ciclo e il mio "gruppo" sara un "singlet"..
Venerdì invece affronto il primo esame dei 4 che devo dare durante il dottorato. Mi facessero fare un po' di didattica sarei contenta..e invece devo farmi i miei esamucci. 4 dannati esamucci..
Il primo sui tensori e la fisica quantistica.. ho deciso che lo intitolavo "what about investing in MPS?" sperando che questo li faccia un po' sorridere sorvolando sulle ore e ore di palla che la mia presentazione fisica comporta fino alla fotina di Pinocchio finale, che dovrebbe risvegliare loro, il sorriso e l'attenzione.
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